dimissioni per giusta causa

Nel quinto Forum trovano spazio i quesiti e le risposte che attengono ai diversi aspetti di gestione del rapporto di lavoro subordinato: dalla assunzione agli adempimenti connessi, dalle maggiorazioni contrattuali alle voci della contrattazione collettiva, dal Libro unico del lavoro all’orario di lavoro, dalla retribuzione alle assenze, dalle dimissioni ai licenziamenti e così via comprese le questioni attinenti alla applicazione dei Ccnl.

dimissioni per giusta causa

Messaggiodi sgatgat » 22 mar 2006, 11:28

Una lavoratrice , tuut'ora assente dall'azienda per malattia avendo subito un'operazione, fa scrivere dall'Avvocato di trovarsi ancora in malattia dopo ben 4 mesi di assenza per stress psico-fisico dovuto a comportamenti illeciti e vessatori da parte dell'azienda che le hanno procurato seri problemi di salute.
L'azienda che non ha posto in essere alcun comportamento vessatorio nei confronti della dipendente prima della sua lunga malattia,nè ha attivato alcun procedimento disciplinare, riceve a breve distanza dalla prima comunicazione sopra citata la lettera di dimissioni per giusta causa a firma della dipendente stessa. Nella lettera si giustificano le dimissioni con
ingiustificati spostamenti , pressioni ed illeciti vari (senza però specificare fatti e circostanze) da parte dell'azienda assolutamente mai verificatisi.
Inoltre viene fatta richiesta di risarcimento danni in conseguenza della condotta illecita.La dipendente ovviamente si trova ancora in malattia.
Come deve comportarsi l'azienda?
Deve rispondere tempesivamente alla lavoratrice rigettando le accuse e non accettare le dimissioni motivate dalla giusta causa?
Attendo un vostro consiglio. GRAZIE! :lol:
sgatgat
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Messaggiodi pierluigi » 23 mar 2006, 0:12

Inevitabilmente la vicenda è complessa ed andrebbe immediatamente ricondotta nell'alveo di una sana gestione delle risorse umane all'interno dell'azienda.
Per esperienza istituzionale posso dire che l'atteggiamento della lavoratrice può nascondere due distinte e distanti situazioni.
La prima è quella del lavoratore che soffre di mobbing o di straining e che lamenta ripercussioni psicologiche e nosografiche (le assenze per malattia) e che con le dimissioni tenta di porre fine al dramma sofferto e intimamente vissuto.
La seconda (più frequente di quantoi non si creda...) nasconde quella del lavoratore fortemente sindacalizzato che nel tentativo di "farla pagare" a qualche collega e/o superiore intenta una causa per lesioni da mobbing e muove i primi passi mediante una mossa difensiva che si mostra come atto d'accusa e d'attacco.
Suggerisco, in entrambe le ipotesi, una immediata convocazione della lavoratrice col suo legale, alla presenza del medico competente ex D.Lgs. n. 626/1994 (non si tratta di malattia comune ma di malattia professionale e il medico deve esserne informato perché su di lui incombe specifica responsabilità professionale e penale), avvertendo la lavoratrice che potrà farsi assistere anche dai propri rappresentanti sindacali.
Nella lettera le dimissioni per giusta causa devono essere respinte, naturalmente, lasciando però trapelare la piena disponibilità di parte datoriale ad ascoltare, capire e risolvere, nell'intento di un pieno e funzionale recupero della risorsa... se così è... se invece si tratta di una vera mobbizzata è assai possibile che l'azienda non aspettasse altro... e allora... dovrebbero parlare chiaro almeno con la/il consulente... :twisted:


PS - L'incontro potrebbe svolgersi anche presso la Direzione provinciale del lavoro, se nel Servizio Politiche del Lavoro del territorio in cui si opera vi sono funzionari sensibili a trattare di questioni attinenti alle relazioni sindacali e gestionali...
pierluigi
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